martedì 24 giugno 2014

La pubblicità secondo John Hegarty

"C'è un gran parlare oggi di come possiamo influenzare la gente su Facebook o possiamo mettere i messaggi in Twitter. Personalmente, e non me ne frega un cazzo se siete d'accordo o no, non mi piace. Penso ci sia onestà nella nostra creatività che ti dice qui c'è una grande idea, e ispira la gente a seguirla."

Il resto nell'intervista in adweek.







giovedì 5 giugno 2014

Da leggere -(S)Offerta Speciale di Roberto Parisi

copertina sofferta speciale roberto parisi
"Cosa resterà di questi anni ottanta?, si chiedeva Raf in una canzone.
E si rispondeva, "Anni veri di pubblicità". In effetti, "Abbiamo l'esclusiva" è un tormentone arrivato fino ad oggi. Come "Milano da bere". Come "O Così. O Pomì".
Forse a qualcuno non piacerà, ma.
Ma nella sintesi di Cogito ergo sum di Cartesio, si può stabilire l'inizio del pensiero moderno, dicono gli studiosi. Ma nei versi M'illumino d'immenso di Giuseppe Ungaretti, sta uno dei più celebri picchi della poesia.

Ma lo slogan O così o Pomì batte i primi due sia per notorietà (tra gli italiani viventi) che per brevità (rispettivamente 10 a 13 e 10 a 18 caratteri, per i patiti di twitter).

Uno slogan che il Pubblico della pubblicità ha subito fatto proprio, spendendoselo nelle più infuocate riunioni condominiali come nei paludati consigli d'amministrazione. Visto che serviva, ha cominciato ad adoperarlo e ancora continua a farlo.

O così o Pomì è pura gioia per il palato, un piacere per gli occhi già guardarlo scritto, figurarsi a dirlo, facendoselo scorrere rapidamente in bocca in uno schioccare di lingua. Un inno alla difficile arte della semplicità, facile facile come dev'essere facile una passata di pomodori, subito pronta, che si presume genuina e gustosa.

Uno slogan antipretenzioso, contro la noiosa e paludata cultura della nouvelle cousine allora imperante. Uno slogan antiautoritario, contro i più frusti modelli di famiglia e anche i già convenzonali e consumati contromodelli dei single. Uno slogan antieccessi, contro la smodatezza dei costumi e dei consumi dei tempi.

Fa fuori tutto, la campagna O così o Pomì. Via il prodotto in uso, via ogni orpello scenografico segno di "genuinità c'era una volta": casseruole di terracotta, ramaiole, cucchiaioni di legno...




Nel bianco enorme poster seimetripertre non c'è nient'altro che un pomodoro rosso e il pack: tipico esempio della visiva poetica del togliere, uno stile che ha reso famoso l'art Roberto Gariboldi.

E l'alto tasso d'imprevedibilità verbale dello slogan, con anche una punta d'insolenza, di spudoratezza: il coraggio della più bieca rima baciata, basic puro e semplice, stupore senza tante altre storie.

L'autore fa l'account.


Tratto da: (S)Offerta speciale, le 7 vite della pubblicità, Roberto Parisi, SEI, 2014.

mercoledì 7 maggio 2014

La pubblicità secondo il Cinema



Che il milieu pubblicitario abbia da sempre affascinato e ispirato il Cinema è un fatto assodato.

Lo confermano le decine e decine di film con protagonisti che lavorano in agenzie di pubblicità e comunicazione.

Mitch Devine ha contato ben 101 pellicole ambientate nel nostro dorato, spregiudicato, pazzo, stressato mondo.
Alcune di queste storie le abbiamo viste e riviste anche noi italiani: Kramer contro Kramer, What women want, Art & Copy, ecc.

Putney Swope, il film che ho postato, è del 1969 ed è diretto da Robert Downey Sr.: credo che in Italia l'abbiano visto solo in quattro gatti. (E star dietro all'inglese recitato è difficile...)

Per approfondire (in rete):
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